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lunedì 4 settembre 2017

FOTOGRAFARE LA VIA LATTEA E SOPRAVVIVERE PER RACCONTARLO: Sony Alpha ILCE-6000 e il Samyang 12mm f2.0 NCS CS

ILCE-6000 Samyang 12mm F2.0 NCS.CS
Monte Sellata Pignola (PZ)

La fotografia notturna è a mio parere una delle esperienze più emozionanti per chi ama fotografare.
La macchina fotografica permette di vedere cose che gli occhi non possono cogliere, grazie alle lunghe esposizioni. Se solleviamo lo sguardo verso il cielo, difficilmente scorgeremo la galassia che ci ospita, ma se puntiamo la fotocamera in alto,  con le giuste impostazioni, vedremo uno spettacolo incredibile.


Chi vuole cimentarsi con questo genere fotografico (cos’ì come qualsiasi altro genere), dispone oggi di uno strumento favoloso, e non parlo dei sensori, che in ogni caso fanno impallidire le macchine fotografiche di pochi anni fa, ma della possibilità di accedere alle esperienze e alle conoscenze di altri fotografi. Quello che veramente conta nella fotografia, molto di più della qualità dell’attrezzatura di cui si dispone (sensori, lenti etc) è la conoscenza e lo studio.


Certo, una  attrezzatura migliore consente di scattare foto migliori, ma se immaginiamo una scala da 1 a 100, se la tua foto vale 10, investendo in hardware, probabilmente arriverai a 20, investendo in studio, arriverai a 80. Quindi lascia perdere l’acquisto di attrezzatura super costosa per il momento, il suo acquisto avrà senso solo quando avrai raggiunto un livello adeguato.


E questo è il motivo per il quale attualmente, per le mie fotografie, utilizzo una “economica” Sony alpha 6000, che spesso è possibile acquistare, in base alle varie offerte, anche intorno ai 400 €. Dal mio punto di vista, un principiante non può chiedere nulla di più ad una macchina fotografica di quello che offre la piccola Sony. Compatta e con un sensore favoloso, scatta in Raw e permette una buona gestione degli ISO. Insomma, se con questo attrezzo non riuscite a fare belle foto, allora non vi sono scuse, investire più soldi in macchine di categoria superiore significa buttare soldi.    


Per fotografare la via lattea ho fatto esperienza sul campo e cercato guide/indicazioni su internet, entrambe le attività sono fondamentali per giungere a risultati soddisfacenti.


Ovviamente questo post non vuole essere esaustivo, o troppo tecnico, vuole solo essere un approccio a chi desidera cimentarsi con questo genere fotografico, fornendo particolari informazioni utili ai possessori della Alpha 6000.


Cerchiamo di suddividere in una scaletta, le attività necessarie allo scatto.

Il primo punto da considerare, e probabilmente il più importante di tutto il processo, è il cielo .

Un Cielo Stellato


Quale che sia la vostra attrezzatura e la vostra abilità, se non trovate un cielo buio,siete fregati. Questo aspetto è stato per me il più difficile da gestire. Il mio primo tentativo lo ho fatto uscendo di casa alle 3 di notte, sono andato sul lungomare e ho puntato la fotocamera verso il largo. Mi aspettavo di avere uno scatto buio, invece la quantità di luce presente era impressionante. Tutto il primo piano era bruciato dalla luce proveniente dai lampioni alle mie spalle, e al posto di un nero cielo stellato, vi era un alone luminoso che affogava tutto. E ho così scoperto il concetto di inquinamento luminoso. Concetto piuttosto importante in questo tipo di fotografia in quanto vi accompagnera’ sempre, ovunque andiate in Italia. Quello che cambierà sarà la sua intensità.


ILCE 6000 Samyang 12mm f2.0 NC CS
Lungo Mare Ostia 15sec ISO 1600


Avendo scattato in RAW, è possibile in qualche modo cercare di intervenire per migliorare la situazione, gestendo ad esempio il bilanciamento del bianco, l'esposizione e il contrasto, la nitidezza e altri mille parametri, ma se il file di partenza non è buono, anche la foto elaborata avrà poche possibilità di riuscita.





Nell'esempio a destra, il raw è stato trattato in diversi modi, per cercare di estrarre dettagli, ma sono evidenti i nefasti effetti dell'inquinamento, la luce proveniente dalla sinistra del fotogramma affoga tutte le stelle e i dettagli presenti, il colore del cielo, che in teoria sarebbe dovuto essere uniforme, varia lungo tutta la lunghezza dell'immagine, diventando più scuro nella zone più lontana dalla sorgente luminosa.

Segnalo tuttavia che questo mio primo tentativo, che ha prodotto risultati così scarsi, è stato in ogni caso per me una rilevazione. Il sensore della fotocamera era comunque riuscito a catturare qualche cosa che i miei occhi neanche vedevano. Per puntare la fotocamera nella giusta direzione ho usato una app sul cellullare (photopills). Quando, dopo 15 secondi di esposizione, ho visualizzato la foto, per quanto slavata, la Via Lattea c'era. Questo è stato l'inizio. questo scarsissimo scatto mi ha dimostrato che si poteva fare, lei era lì. A questo punto si trattava solo di migliorare, e la prima cosa da fare per ottenere risultati migliori era sfuggire all'inquinamento luminoso.

Ecco perchè è importante trovare un cielo scuro, e dove lo trovo questo cielo scuro? Come sempre fatevi aiutare da Google, troverete mappe relative all’inquinamento luminoso anche dell’Italia, ma in ogni caso, come regola generale, se vivete in una grande città, tipo Roma, siete abbastanza fregati. Ho visto una foto della Cupola di San Pietro, sopra la quale era in bella vista la via Lattea. Questo tipo di foto ovviamente sono impossibili da scattare, certo con Photoshop si può fare tutto, ma in questo caso non è neanche necessario possedere una macchina fotografica, scaricate una foto della via lattea, scaricate una foto di San Pietro, e unitele con Photoshop.

Se invece desiderate essere voi gli autori degli scatti, dovrete disporre, oltre che della macchina fotografica, anche della macchina intesa come automobile, vi servirà per allontanarvi di un centinaio di chilometri dalla città. E per rendere le cose più semplici, sarebbe meglio se questi chilometri fossero percorsi in salita. La montagna presenta infatti condizioni climatiche più idonee a questo tipo di fotografia (non più idonee per il fotografo, ma per la fotografia). Io ho fatto proprio questo al mio secondo tentativo. Partito con l’ auto verso le 23:00, di un sabato di giugno, alle 01:00 circa ho raggiunto la meta che mi ero prefissato,Rocca Massima nel Lazio. Il cielo era abbastanza buio, ma anche il terreno lo era, e quindi non vedevo niente. L’esile torcia che mi ero portato illuminava solo per 2/3 metri innanzi a me. Ed ecco imparata la seconda importante lezione. non puoi sperare di trovare un buon posto per scattare foto alla via Lattea, al buio. Il posto lo devi cercare di giorno.

L’esperienza insegna, quindi il corretto flusso di lavoro è, fatti un centinaio di chilometri di giorno per esplorare il luogo in cui hai deciso di fotografare, trova di giorno, un punto in cui hai una bella inquadratura (utilizzando le app del telefonino per sapere la direzione in cui la via lattea sarà visibile) segnati il punto e tornaci di notte. E così ho fatto al mio terzo tentativo. Approfittando di una vacanza sulla costa Ionica, mi sono spostato all’interno di una regione che, grazie alla sua arretratezza, dispone di uno dei cieli più scuri d’ Italia, la Basilicata (p.s io sono Lucano). Ho visto su google map la diga di Senise, e memore degli splendidi scatti visti on line, in cui una splendida via lattea si specchiava nei laghi, mi son detto, ecco l’occasione che aspettavo. Abbandono moglie e figli al mare e, con una temperatura tra i 35/40 gradi, salgo in macchina alle 16:00 del pomeriggio per recarmi sul posto per il necessario sopralluogo diurno. Il posto (che non avevo mai avuto occasione di visitare in precedenza) è affascinante, una grande distesa di acqua azzurra incastonata tra le montagne si offre al mio sguardo. Gioisco e inizio a percorrere la strada che costeggia la riva, dal lato opposto a quello in cui lo smartphone mi dice sarà visibile la via lattea (photopills). Faccio un paio di tentativi lasciando la macchina nelle piazzole di sosta e mi addentro nel terreno per avvicinarmi alla riva e cercare un posto con la visuale adatta. La temperatura continua ad aggirarsi sui 35 gradi e scopro che bermuda e scarpette da ginnastica non sono una buona divisa per addentrarsi nei campi. Ovviamente non mi lascio scoraggiare da erbacce e rovi che intralciano il mio cammino graffiandomi ovunque e al terzo tentativo, attraversato un ameno boschetto, mi trovo innanzi ad una vista convincente (il terzo tentativo è stato quello buono anche in virtù del fatto che ero ormai stanco e disidratato e non avevo più alcuna intenzione di continuare a scarpinare e sudare). Ritorno verso la strada e quindi verso la mia automobile contento come un bambino, questa notte  scatterò la foto definitiva della via Lattea, indosserò pantaloni lunghi per non sfregiarmi ancora le gambe, scarpe più adatte, e al giusto orario, ovvero nella finestra temporale intercorrente tra il tramonto della luna (vostra altra inestimabile nemica nel fotografare la via lattea) e il tramonto della via lattea, tenendo anche conto del tempo necessario per raggiungere il posto, sarò dove stabilito. E così faccio. Parcheggio nella piazzola e guardo l’orario. Sono le 23:30, perfetto, ho tutto il tempo necessario per posizionarmi e preparare l’attrezzatura. Spengo i fari della macchina e vengo inghiottito dall’oscurità. Certo il cielo è molto bello, ma a livello del terreno non si vede un tubo. La luna, come da programma è tramontata, e vi assicuro che per scendere dall’auto in una zona rurale  nel buio più assoluto, ci vuole una certa dose di coraggio (o stupidità, dipende).

Analizziamo quindi la situazione, le condizioni dal punto di vista fotografico sono tendenzialmente ottime, cielo scuro, fonti luminose solo in lontananza, nuvole assenti (guardate sempre le previsioni prima di buttarvi in queste avventure, a volte la natura non collabora con i vostri desideri). Analizziamo ora la situazione dal punto di vista umano; solo, nella quasi totale oscurità, in giro per luoghi impervi e senza anima viva. Ed ecco quindi la 4° lezione che ho imparato, dite sempre a qualcuno dove state andando, a che ora pensate di tornare, e assicuratevi che vi sia campo. Preso coraggio scendo dalla macchina, prendo l’attrezzatura dal bagagliaio e inizio ad allontanarmi dalla strada per attraversare l’ameno boschetto visitato il pomeriggio, che ora, al buio, di ameno non ha nulla, anzi. Lo attraverso e ritrovo il punto in cui avevo stabilito di piazzarmi. Inizio a sistemare il treppiedi, a montare la fotocamera, e sento un rumore di foglie calpestate provenire dal boschetto cui volgo le spalle. Giuro che mi si gela il sangue, prendo la piccola torcia di cui dispongo e rivolgo la luce verso il punto dal quale mi sembra siano giunti i rumori, la torcia ovviamente è troppo debole per farmi vedere qualche cosa oltre i 2 metri da me (devo comprare una torcia migliore), ma inizio a ragionare cercando di dominare il panico. In natura vi sono molti animali che girano di notte, se faccio rumore scapperà, e cos’ì inizio a gridare cose senza senso, tipo SCIO’, CHI E’ etc etc. Mi fermo e non sento più niente. Sono scosso, ma decido che il rumore che ho sentito può essere normale, ora non lo sento più, e quindi devo dedicarmi alla Via Lattea, peccato che dopo forse neanche un minuto, i rumori di foglie calpestate provenienti dal boschetto ricominciano, e sono continui. Cari lettori appassionati di foto della via lattea, vi assicuro che la paura provata in quella occasione non la dimenticherò mai. In fretta e furia prendo il treppiedi così com’è,  con la macchina montata sopra, e inizio a indietreggiare, passo dopo passo, con la torcia puntata in direzione del luogo dal quale sentivo provenire il rumore, nel buio più assoluto cammino a fatica all’indietro su un terreno accidentato per cercare di raggiungere la strada. Quelli sono stati  i 300 m più lunghi della mia vita, le zolle di terreno minavano la mio equilibrio ad ogni passo e il tempo che ci ho messo a risalire sulla strada è stato una eternità. Ho raggiunto l’auto e gettata dentro l’attrezzatura, ho messo in moto e sono fuggito.

Ma da cosa sono fuggito? non lo so e non lo saprò mai. L’unica certezza è che qualunque cosa fosse, non era spaventata da me, altrimenti sarebbe dovuta scappare via alle mia urla e rumori vari. A mente lucida non credo di essere mai stato veramente in pericolo, magari era una lepre o un riccio,  però sappiate che se decidete di dedicarvi a questo genere di scatti, inevitabilmente vi esporrete a queste situazioni. Ricordate che in Italia vivono orsi, lupi cinghiali etc,etc. per non parlare dei cani, magari in branco. Se decidete di fotografare la via lattea, tenete conto.

E così eccomi giunto al mio quinto tentativo, Sopralluogo di giorno, vestiario adeguato, identificazione di un posto raggiungibile senza allontanarsi dall’auto. L’occasione mi si presenta una notte di fine luglio. Monte Sellata, provincia di Potenza. La vetta del monte è a circa 1700 metri sul livello del mare. Il posto lo conosco bene e questo mi da un certo coraggio, e poi resto vicinissimo alla mia auto.


ILCE-6000 Samyang 12mm F2.0 NCS.CS
F.2.0  ISO 1600 20sec
Monte Sellata Pignola (PZ)

Informazioni Tecniche



Diamo ora un'occhiata alla attrezzatura. Ovviamente avete bisogno di



1) Macchina fotografica che salvi in RAW (nel nostro caso Sony Alpha ILCE 6000)

2) Obiettivo luminoso e ampio ( Samyang 12mm F2.0 NCS CS)

3) Un treppiede sul quale montare la fotocamera.

Spesso nel corredo Fotografico di noi fotoamatori, manca il treppiede, ma lasciatemi dire che questo attrezzo, oltre ad essere necessario per la via lattea, apre ai fotografi nuove prospettive. Quindi sceglietene uno sufficientemente buono, io il mio lo ho pagato circa € 70, è marcato Manfrotto e dispone di una testa a Sfera che permette, anche se con qualche difficoltà di scattare anche in verticale, oltre che in orizzontale.

Ed eccoci finalmente a parlare delle impostazioni dello scatto.
Concentriamoci un attimo sulle impostazioni della macchina fotografica, indipendenti dall’obiettivo che monterete.
Gli aspetti che non dipendono dal tipo di obiettivo sono:
  1. Scattare in RAW. Se c’è un settore in cui fotografare in Raw è necessario, questo è proprio la fotografia notturna. Il Raw infatti vi consentirà di estrarre il massimo di informazioni possibili dallo scatto effettuato. Nella fotografia notturna, la post produzione è una parte fondamentale del flusso di lavoro, e se non avete il raw, potrete farci poco o niente.
  2. Il Bilanciamento del Bianco. Questo aspetto è meno importante, proprio perchè disponete del Raw, e quindi potrete variarlo in postproduzione, in ogni caso il consiglio è quello di settarlo non in modalità automatica, perchè altrimenti la fotocamera potrebbe scegliere un bilanciamento diverso tra uno scatto e il successivo, io utilizzo il settaggio Luce Diurna.
  3. Area di messa a fuoco. Dovete selezionare l’area Ampia, in fondo parliamo di paesaggi, e quindi vogliamo che tutto sia a fuoco.
  4. Modalità di Messa a fuoco. In questo genere fotografico, la messa a fuoco automatica non funziona essendo troppo buio perchè gli automatismi della macchina riescano a mettere correttamente a fuoco. Dobbiamo quindi impostare la messa a fuoco Manuale
  5. ISO. E qui la questione si fa interessante. Quello degli ISO è un discorso particolarmente importante. Facendo le dovute ricerche, tutti i siti consigliano di mantenere alti gli ISO, in particolare un ottimo sito dedicato alla Fotografia notturna, che consiglio a tutti di visitare, anche se in Inglese, https://www.lonelyspeck.com/sony-a6000-astrophotography-review/ Secondo questo sito il Miglior ISO per l’alpha 6000 corrisponde al  valore di 1600, aggiungendo che ci si può spingere tranquillamente anche ai valori 3200 e 6400. Ulteriori ricerche effettuate confermano che, con l’alpha 6000, ci si deve spingere a questi livelli per immortalare la via lattea, e il ragionamento alla base, è sostanzialmente condiviso da tutti, o quasi. Aggiungo il quasi perchè ho trovato una fonte, http://dslr-astrophotography.com/iso-dslr-astrophotography/  che pur essendo decisamente minoritaria, suggerisce come miglior iso per l’alpha 6000, il valore molto più basso di 400. Quello che mi ha colpito di questa indicazione, è la attenta spiegazione fornita, che si addentra in tematiche quali la natura del rumore e  la sua riduzione, la massimizzazione del rapporto segnale rumore e la Gamma dinamica. Per non farla troppo lunga, in sostanza l’articolo sostiene che, oltre i 400 ISO, gli incrementi successivi, portano semplicemente ad un peggioramento della gamma dinamica, senza aggiungere alcuna informazione a quanto catturato dal sensore. Secondo l’autore conseguentemente non ha senso aumentare il livello degli ISO in macchina in quanto l’incremento del livello può essere effettuato in maniera analoga e più efficiente in post produzione, avendo così la possibilità di preservare maggiormente la gamma dinamica. Non ho idea di chi abbia ragione, ma è un fatto che faccio sempre degli scatti sia a 400ISO che a 1600/3200ISO per confrontare entrambe le opzioni.

Vediamo ora le impostazioni relative agli obiettivi (Work in Progress..)


  1. Apertura. Forse l'elemento più importante da considerare nel fotografare la Via Lattea, e quindi in generale un cielo notturno, è la luminosità della lente.  Maggiore e la luminosità di cui è capace l'obiettivo, maggiore sarà il numero di "informazioni" che il sensore riuscirà a registrare nell'intervallo di tempo. Una lente molto luminosa quindi catturerà più informazione, a parità di ISO e Tempi. Se ipotizziamo due aperture, una a f2.0 e una a f2.8, avremo uno stop di differenza, questo significa che a parità di ISO per avere la stessa quantità di luce di uno scatto a f2.0 di 15secondi, a 2.8 dovremo portare il tempo a 30 secondi, con tutte le conseguenze che una più lunga esposizione ha sul movimento delle stelle. Analogamente se fissiamo il limite massimo di tempo di apertura dell'otturatore a 15 sec per evitare il mosso delle stelle, a f2.8 dovremo avere un livello di ISO doppio rispetto a quello necessario a F2.0.Dovrebbe quindi essere evidente come in Astrofotografia, la luminosità sia un fattore chiave. Impostiamo quindi l'obiettivo alla massima apertura possibile.

  2. Messa a fuoco. Ricordiamoci che dobbiamo mettere a fuoco le stelle, quindi la messa a fuoco deve essere su infinito. Considerando che alla massima apertura la profondità di campo è estremamente ridotta, come facciamo ad avere una foto nitida? Facile, ci calcoliamo la distanza Iperfocale. Con questo termine si intende la distanza oltre la quale tutti gli oggetti sono a fuoco. Nel caso del samyang 12mm F2.0 con messa a fuoco ad infinito, corrisponde a circa 2 metri. Questo significa che, purchè non stiate inquadrando qualche cosa più vicino di 2 metri, la vostra foto sarà tutta a fuoco. Ovviamente la distanza iperfocale varia in funzione di diversi parametri, tuttavia sappiate che nel caso in esame è 2 metri ed esistono app (tra cuiPhotopills) che permettono di calcolarla facilmente. Ma come si fa a mettere a fuoco su infinito di notte? Prestate attenzione, sul Samyang 12mm, per mettere a fuoco su infinito non basta ruotare l’anello di messa a fuoco fino a raggiungere il simbolo dell’infinito. Sulla ghiera del mio obiettivo, il punto di messa a fuoco corretto infatti si trova prima di quello che sembrerebbe essere l’infinito. Per poter determinare la messa a fuoco ottimale, dovrete utilizzare il live view, ingrandendo una luce lontana, e mettendo a fuoco su quella. Io ho impostato sul tasto programmabile della Sony, tasto C1, l’ingrandimento della messa a fuoco per poter verificare la stessa.
  3. Velocità. Vale la regola del 600, e le sue derivate. In sostanza la regola del 600 dice che, per conoscere il tempo massimo di esposizione prima che si vedano le stelle diventare dei bastoncini invece che dei puntini, si deve dividere 600 per la lunghezza focale dell'obbiettivo ( ricordando che nel nel caso di aps-c vi è un fattore di crop di 1,5).  Quindi nel caso del Samyang 12mm (pari a12X1.5=18) bisogna dividere 600*18, ottenendo quindi oltre 30 secondi. Quindi possiamo effettuare scatti della durata di 30 secondi. QUesta ovviamente è una regola generale, e vi sono adattamenti della regola più restrittivi (regola del 400 etc). In ogni caso personalmente con il samyang espongo tra i 15 e i 25 secondi.

Messa a fuoco,








sabato 15 ottobre 2016

PLAYSTATION VR: Come può uno scoglio arginare il mare?

13 OTTOBRE 2016 Inizia la commercializzazione in Italia di Palystation VR.

Come sempre non farò una recensione tecnica del visore, delle specifiche tecniche etc etc. Tali informazioni sono infatti facilmente reperibili su internet. Quello che mi interessa condividere è l'emozione che questo oggetto rappresenta per me.

Come appassionato di tecnologia e fantascienza, a volte mi ritrovo di fronte a prodotti ( non prototipi, ma beni di consumo ) che irrompono nella mia vita e mi fanno apparire il futuro un poco più vicino. Non sono moltissimi questo tipo di prodotti, ma ci sono stati e ci saranno. Per cercare di spiegarmi, farò i seguenti esempi.

Il Commodore 64 e il Vic-20: I primi Home Computer, molti dei lettori di oggi non capiranno cosa possa aver significato la commercializzazione di questi prodotti. Ma è con l'arrivo nella mia casa del VIC 20 e poco dopo con il suo fratello maggiore, che tutto ha avuto inizio. Il computer è entrato nella mia vita, e tutto è cambiato per sempre, Inutile aggiunger altro.

Il Modem: ecco un altro esempio di un prodotto che ho sempre ritenuto fantascentifico. All'inizio i computer non comunicavano tra di loro, sembra incredibile e appare oggi scontato, ma tutto ad un tratto, con il mio primo modem, dalla mia scrivania avevo acceso a server e computer sparsi in tutto il mondo, le informazioni e le conoscenza di tutta l'umanità erano alla mia portata. Se non era fantascienza questa...

Il cellulare: cioè, mi stai dicendo che posso avere un oggetto sempre con me, che mi renda raggiungibile ovunque? come l'equipaggio di star trek con i loro comunicatori?

Il navigatore GPS: immagina di disporre di un oggetto che comunicando costantemente con dei satelliti in orbita geostazionaria ti guida lungo tutte le strade del mondo indicandoti dove svoltare. Pura fantascienza,

Gli schermi multitouch: un giorno vidi il primo Iphone, pazzesco, non aveva tasti, ma aveva uno schermo ..., potevi visualizzare una foto e potevi ingrandirla o rimpicciolirla usando le dita, la stiravi o la schiacciavi muovendo le dita su un vetro. Le sfogliavi girando le pagina con le dita. Forse non capite, Il vetro non era più una barriera impenetrabile che separava ciò che era avanti da quello che era dietro. Fantascienza

Basta Così, vi sono molti altri esempi che potrei fare, ma questi sono sufficienti.

Tutti questi prodotti, sono stati una Rivoluzione, seguiti da innumerevoli evoluzioni. Il Commodore 64 disponeva di 64 k di ram (oggi le SIM sono da 128k), La velocità di comunicazione del modem era di 12kbs, il cellulare era una valigia, il navigatore impreciso etc etc. Quindi dove voglio arrivare? ed eccoci al punto PLAYSTATION VR.

Non facciamola troppo lunga, tu entri in un negozio, spendi tra le € 400,00 e le € 750,00 ( a seconda di cosa già hai e cosa no) torni a casa, e hai il tuo ponte ologrammi personale. E questo è quanto.
Certo, alcuni potrebbero trovare dei difetti, lo schermo potrebbe avere una risoluzione più alta, si potrebbero eliminare i cavi, i sistemi di tracciamento nello spazio potrebbero essere più precisi, la grafica non è fotorealistica etc etc, ma siamo seri, questi difetti sono gli scogli del titolo, ma credetemi, non riusciranno ad arginare il mare delle emozioni in cui la VR vi immergerà.

Il virtuale diventa reale, non guarderete più un video che vi separa inesorabilmente da quei mondi fantastici, ma sarete lì dentro, vi muoverete al loro interno, scenderete negli abissi marini e vedrete squali, balene etc etc. Volerete nello spazio profondo e non sarete seduti sul vostro comodo divano, ma dentro una angusta navicella che è l'unica cosa che vi protegge dal vuoto siderale, e che vi farà sentire fragili ed esposti. Salirete a bordo del ponte di comando dell'Enterprise e scenderete nella viscere della Batcaverna.

E questo è solo l'inizio. Quindi ecco il mio consiglio, se siete persone assennate e pratiche, aspettate a comprare un visore VR, nei prossimi anni il prezzo scenderà, la qualità migliorerà e sarete felici e contenti.  Io dal canto mio, non voglio aspettare, non posso aspettare. Il vaso si è rotto, non posso più giocare fuori dal gioco, il divano è troppo comodo per emozionarmi, la TV è troppo distante per coinvolgermi.

Ho detto la mia.


martedì 7 luglio 2015

CONFRONTO VIRTUALE: PLAYSTATION VR ( EX PROJECT MORPHEUS) VS OCULUS RIFT VS HTC VIVE



Ormai ci siamo, manca poco al debutto della VR sul mercato di massa. I tre principali visori verranno tutti lanciati e saranno quindi disponibili all'acquisto entro la prima metà del 2016. Ecco quindi che prepotentemente si pone la fatidica domanda. 
Qual'è il migliore?
Sebbene possa sembrare una domanda semplice, in realtà non lo è affatto. È una domanda indeterminata, e ciò dipende dalla mancata definizione del termine " migliore".
Cosa intendiamo con tale termine?

Quello che garantisce una esperienza più immersiva?
Quello che consentirà al maggior numero di persone di entrare nel mondo della VR?
Quello che tracciera' con più precisione i movimenti all'interno di uno spazio definito?
Quello che costerà di più o quello che costerà di meno? 
Quello che ha più probabilità di essere supportato o quello che potrà evolversi più velocemente? 

E queste sono ovviamente solo alcune delle possibili domande.

Come vedete quindi, rispondere alla domanda iniziale è decisamente complicato.

Cerchiamo allora di definire un po' meglio l'oggetto della nostra analisi. 

In questo articolo parliamo di visori il cui principale utilizzo è in ambito videoludico e domestico. Questa premessa è molto importante in quanto ci permette di definire il perimetro del nostro confronto. 
E', secondo me, infatti evidente che i sistemi di tracciamento della posizione del corpo nello spazio, pur aprendo scenari incredibili in ambito VR, poco si adattano all'utilizzo casalingo.
In un FPS, il nostro alter ego virtuale, macina km nel mondo di gioco, e ovviamente non potremo replicare questa esperienza nel nostro salotto. 

Un picchiaduro in VR, pur potendo essere un interessante esperimento,  richiederebbe

evidentemente una preparazione fisica che mediamente (media calcolata prendendo come campione di riferimento me stesso) il videogiocatore non ha.
 A supporto della tesi fin qui esposta vi sono le dichiarazioni di Palmer Lukey che indicano come le esperienze migliori siano quelle in cui si sta seduti in posizione stazionaria.
E' evidentemente più facile ingannare il nostro cervello facendogli credere di trovarsi seduto nell'abitacolo di una astronave, quando effettivamente siamo seduti su una comoda poltrona. 

Passiamo quindi a confrontare le schede tecniche dei tre visori, escludendo dalla analisi i sistemi di input e tracciamento associati.


Playstation VROculus CV1HTC VIVE
SchermoOledOled2 schermi
Risoluzione1920*10802160*12001200*1800
Angolo di visione100°110°110°
Refresh Rate120 HZ/60 HZ90 HZ90 HZ
Latenza18 ms20 ms22 ms

Un paio di precisazioni su alcune voci. 
Il refresh rate del Morpheus è ottenuto mediante una tecnica denominata Asyncrhonous Reprojection. Tale tecnica consente di inviare al Morpheus flussi video con un refresh di 120 HZ partendo da sorgenti a 60HZ.
Essendo il Vive composto da due schermi, la risoluzione complessiva è pari a 2400*1800.   

Vediamo di analizzare singolarmente i diversi visori e il loro ecosistema

OCULUS: CV1



Ed eccoci a parlare della pietra di paragone per tutti i visori.
Un merito indubbio di Oculus Rift è stato quello di riaccendere l'interesse per la VR in epoca moderna.
Dopo i disastrosi tentativi degli anni 90, il fondatore di Oculus, Palemr Luckey, partendo dal solito garage, ha iniziato a progettare visori. Dopo aver lanciato una campagna su Kikstarter in cui chiedeva 250,000 $, ne ottenne dopo un mese circa 2,500,000 $. Da allora ha saputo interessare e coinvolgere un numero sempre maggiore di persone, da Carmack (Doom) a Zuckemberg (Facebook), che acquistò la società nel marzo del 2014.
Ad oggi il visore di Oculus è senza dubbio quello più supportato, dopo alcuni passi falsi, a parere di chi scrive, che hanno eroso il vantaggio di Oculus sulla concorrenza, il CV 1 si presenta ai nastri di partenza come uno dei più credibili dominatori del mercato,

Il diretto concorrente di Oculus può essere probabilemente identificato più in Valve che in Morpheus.
Quest'ultimo infatti è rivolto al mondo delle Consolle.

Il visore di Oculus può contare, più del visore di Valve, su un supporto completo da parte degli sviluppatori. Tutti gli engine grafici più importanti, da Unity a Unreal al CryEngine, supportano il visore di Oculus. Microsoft ha recentemente annunciato il supporto nativo in windows 10 e addirittura una partnership che, oltre a consegnare nelle mani degli acquirenti del CV1 un controller Xbox One,  consentirà lo streaming dei Videogiochi da Xbox One a Oculus (funzionalità di cui, a mio parere, non si sentiva la mancanza), 

Sebbene Valve abbia annunciato la disponibilità del suo visore per la fine del 2015, il visore di Oculus, il cui rilascio è previsto per il primo Q. del 2016, appare senza dubbio essere più avanti nello sviluppo. L'ultima versione presentata è un prodotto finito, ormai maturo per la vendita. Non si può dire la stessa cosa per il Vive.

Il confronto con il visore Sony è in realtà più difficile, se infatti, a livello di potenza, Oculus appare avvantaggiato in quanto può contare su un computer come motore per creare i mondi virtuali, la storia ci insegna che la potenza non è tutto. Anche oggi i computer (in realtà solo quelli a partire da una certa fascia di prezzo in su) sono più potenti delle consolle, ciò non toglie tuttavia che il settore "videogiochi" ruoti intorno a queste ultime. A prescindere dai motivi, giusti o sbagliati che siano, che hanno portato a questa situazione, si capisce come Sony rappresenti un temibile avversario.

Per quel che riguarda il prezzo, altra variabile importante nell'affermazione di un prodotto, non sappiamo il costo del Kit del CV1, sappiamo però che con circa $ 1,500, (computer + CV1) dovremmo poter godere delle meraviglie della VR senza problemi.


Punti di forzaPunti di debolezza
Sinonimo di VRNulla da rilevare
Elevato Supporto
Specifiche elevate
    

VALVE - HTC: VIVE


Come un fulmine a ciel sereno, nel corso del Mobile Wolrd Congress di Barcellona, HTC stupisce tutti presentando quello che si preannuncia come il primo visore in grado di tracciare anche gli spostamenti (camminata). Le caratteristiche tecniche del visore inoltre appaiono impressionanti e, al momento della presentazione, superiori a quelle del secondo prototipo dell' oculus.
Cosa ancora più shocckante, l'annuncio che il visore sarebbe stato disponibile a partire dalla fine del 2015. 
Come ha fatto HTC, azienda storica nel settore smartphone (che non se la passa tanto bene), a creare una meraviglia simile? Semplice, ha chiesto ai tizzi di Valve di poter appiccicare il loro marchio al Visore su cui stavano da tempo lavorando.
Ecco così che dai creatori di Portal, Half Life e della piattaforma Steam, scaturisce il più pericoloso concorrente dell'oculus in ambito PC.
L'esperienza di Valve nel settore Videogame su computer è una garanzia di successo, tuttavia quello della VR è un mondo nuovo e inesplorato. Il mercato ancora non esiste, è quindi la sfida per affermarsi è ardua per tutti.
Sebbene sia stata promessa la disponibilità del visore per la fine del 2015, allo stato attuale il Vive è il modello che tra i tre prodotti appare più lontano dalla versione commerciale.  
Anche il costo, pur non essendo noto, si ritiene possa essere superiore a quello delle controparti.
Altro punto secondo me particolarmente dolente, è il mancato supporto delle Steam Machine (in parole semplici il progetto di Vive per trasformare i computer in consolle). In pratica, allo stato attuale è stato annunciato da Microsoft l'intenzione di supportare il Vive in Window 10, ma le Steam Machine di Vive (che montano un loro sistema operativo) non lo supportano (???). 

  
Punti di forzaPunti di debolezza
Doppio schermoProbabilmente il costo
Valve è una garanziaMancato supporto Steam


SONY: PLAYSTATION VR ( EX PROJECT MORPHEUS)



E qui il discorso si complica. Sul PS VR si sono già scatenati tutti gli scontri che hanno animato il dibattito Consolle VS PC.
Senza dubbio il visore di sony è quello che appare più in difficoltà sul piano tecnico. Sebbene monti un ottimo display oled, paga qualcosa in termini di risoluzione rispetto ai concorrenti. Dispone di un refresh rate superiore agli altri (120fps) ma raggiungere tale velocità con la PS4 è impresa difficile (ovviamente a meno di giochi graficamente particolarmente semplici). Sony dice che l'importante è che la PS4 viaggi a 60fps. Poi ci pensa il sistema a inviarlo, raddopiando il refresh, al visore. Ma la bontà di questo sistema è tutto da verificare. Se tuttavia la soluzione di Sony riuscirà a garantire l' assenza del malessere da VR, allora potrebbe essere anche il visore con maggiori probabilità di successo. Con una base installato di 30 milioni di ps4 (stima per difetto) al momento del lancio di PS-VR e con un costo presumibilmente inferiore alle soluzioni baste su pc, potrebbe fare il colpaccio, potendo contare su tutta la forza e l'esperienza del marchio Playstation.

Punti di forzaPunti di debolezza
Si collega alla PS4Si collega alla PS4
Concludendo, i giochi sono aperti, la cocorrenza è agguerrita e il vincitore non è scontato.

venerdì 12 giugno 2015

XBOX ONE VS PLAYSTATION 4: Scontro nella Realtà Virtuale

La Consolle War non mi appassiona, tuttavia poichè, dal mio punto di vista, ci troviamo all'alba di una nuova era per il mondo dei videogiochi, non posso non commentare le ultime notizie relative alle strategie messe in atto da Micorsoft e Sony, per prepararsi a questa nuova Realtà (Virtuale).

Per trasparenza, segnalo che sono un possessore di Playstation 4 e non di Xbox one.

Cercherò di ripercorrere brevemente la gestazione dei rispettivi progetti dalla loro nascita ad oggi, cercando di dare uno sguardo anche al futuro.

PLAYSTATION 4

Qui la storia è abbastanza semplice, Sony, fatto tesoro degli errori commessi con la Playstation 3   (costo elevato all'uscita a causa della tecnologia relativa alla produzione del processore CELL e al Blue Ray e difficoltà di programmazione), ha preparato un prodotto "economico" e facilmente supportabile dai programmatori.
Di contro, fino ad ora, i vantaggi della PS4 rispetto alla PS3 sembrano essere limitati a:
  1.  una risoluzione di 1080p rispetto ai 720p 
  2. un framerate che passa (non sempre) da 30 a 60 fps.
Un articolo più approfondito sul confronto tra PS3 e PS4 lo trovate qui .

A tutt'oggi la PS3 permette la riproduzione dei media presenti nella rete domestica, cosa che la PS4 ancora non è in grado di fare.

Sostanzialmente la Next Gen lato Playstation appare limitarsi a questo miglioramento grafico.

XBOX ONE

Qui la storia è più complicata. Microsoft aveva fatto con la Xbx 360 un ottima lavoro, Pur in presenza di alcuni clamorosi errori, (aveva ad esempio puntato sul formato concorrente al blue ray, l'hd dvd, vendendo quindi un lettore da collegare all' Xbox praticamene inutile), era riuscita nell'impensabile obiettivo di colmare l'enorme gap che esisteva nella precedente generazione tra Xbox e Playstation 2.
Con l' Xbox 360 è stata Sony a dover rincorre Microsoft, partita in netto vantaggio, nei tempi e nei costi.
Forte di questo successo, la dirigenza ha quindi preparato un progetto coraggioso, la Xbox One.
I cardini di questo progetto erano che, si, la consolle serviva per giocare, ma doveva essere molto di più. Un centro multimediale avanzato per la famiglia.
Comandabile tramite input vocali, doveva disporre del Kinetic e di una connessione costante ad internet.
Sulla carta quindi, il progetto Microsoft appariva più "Next-Gen" di quello Sony. Peccato che poi, avendo fatto clamorosi errori di comunicazione nel presentare la consolle, si siano rimangiati tutto e abbiano castrato il progetto stesso, eliminando tutto ciò che c'era di buono.
In sostanza, hanno rinunciato alle armi che avevano per "contrastare" Sony e hanno accettato di combattere la "consolle war" sul terreno sul quale Sony aveva puntato, ovvero costo e videogiochi.

Se l'intero progetto Xbox One ruotava intorno alle funzionalità del nuovo Kinetic, per ridurre il prezzo di vendita della consolle, hanno eliminato dalla dotazione, la telecamera, portando così il prezzo di vendita allo stesso livello della PS4.
Di contro, essendo il kinetic diventato un elemento Opzionale, è stato inevitabilmente dimenticato e quindi non supportato.  Ovviamente l'hardware e il software della Xbox One prevedevano risorse dedicate all'ottimale funzionamento di questo accessorio, risorse che  non sono state dedicate per migliorare altri aspetti.
Il risultato è che, un videogiocatore, allo stesso prezzo, deve scegliere se acquistare una consolle ottimizzata per i videogiochi (Playstation 4, il cui slogan non a caso è "This Is for the Players,") o una consolle, inferiore nelle specifiche ludiche, che avrebbe potuto offrire tanto altro, ma che non lo offrirà mai,

L'ANNO DELLA REALTA' VIRTUALE.

E veniamo così ai giorni nostri.

Il 2016 sarà ricordato come l'anno della Realtà Virtuale.
Verso la fine del 2015 e nel primo semestre del 2016 saranno disponibili al pubblico i visori realizzati da OCULUS, VIVE e SONY.


SONY 

All'inizio dell'articolo, a proposito della PS4, riportavo che "apparentemente" il progetto di Sony per la Next Gen aveva ben poco di Next Gen. In realtà, Sony non aveva svelato tutte le frecce nel suo arco, abbiamo infatti appreso solo in seguito, che la consolle era stata concepita per supportare la Realtà Virtuale.

Alcuni indizi erano in realtà presenti, già precedentemente alla sua presentazione, in rete vi erano "rumor" che parlavano di un visore per la PS4.
Tutti inoltra abbiamo visto che il controller PS4 ha una luce molto simile a quella del MOVE, ma alla cosa  non abbiamo attribuito alcuna importanza.
Ora invece capiamo. Il move, così come il controller, costituiscono i sistemi di tracciamento che saranno utilizzati dalla PS4, insieme con la Playstation Camera, per la Realtà Virtuale.
Il tutto rientra nel "Progetto Morpheus", il nome attualmente utilizzato da Sony per la VR su PS4.
Il Nome definitivo della periferica Sony è PLAYSTATION VR.
Non sappiamo se la soluzione di Sony sarà in grado di competere con gli altri visori per PC, sappiamo però che questo "Progetto" è stato attentamente sviluppato e seguito da SONY.


MICROSOFT

Abbiamo visto che, tra le aziende pronte a rilasciare una propria soluzione per la Realtà Virtuale, non è presente MICROSOFT. Che fare?
In realtà in tempi recenti, Microsoft ha presentato al pubblico le Hololens, un casco che promette meraviglie in ambito di Realtà Aumentata.
In breve, mentre la realtà virtuale isola l'utente dal mondo esterno e lo immerge in un mondo virtuale, la realtà aumentata, introduce elementi virtuali nel mondo reale. I due settori, seppur contigui, sono in realtà mondi separati. Ancora più importante, Il casco Microsoft si trova in una fase di sviluppo tale per cui, non sappiamo quando effettivamente sarà disponibile e se sarà compatibile con Xbox One.
MICROSOFT ha più volte dichiarato in passato che ritiene "non maturi" i tempi per la realtà virtuale, e per tale motivo non ha n programma alcun visore da affiancare alla sua Consolle.

OCULUS

Sorpresa!!! Nella giornata del 11/06/2015 Oculus ha tenuto una conferenza per presentare la versione commerciale del suo visore. Tra le varie informazioni divulgate, quella che ha destato più scalpore, relativamente all'ambito consolle, è stato l'annuncio della vendita del visore in bundle con il controller del Xbox one (?).
Oculus ha anche presentato un proprio sistema di input, peccato che tali controller non saranno in bundle con il visore, ma acquistabili separatamente (?).
Che succede? Cosa lega Xbox e Oculus?, Niente, o meglio il bisogno di esserci.

Praticamente, dal punto di vista di un utente Xbox One, basterà comprare un computer e il visore Oculus (ad un costo previsto di $ 1500), per poter:

1) Accendere la Xbox One e lanciare un gioco
2) Alzarsi dal divano e sedersi avanti al pc per indossare il casco Oculus
3) Giocare al gioco Xbox in streaming sul visore

Cosa c'entra questo con la realtà virtuale?
Niente, nella soluzione illustrata l'Oculus si limiterà  a mostrare le immagini ricevute in streaming, con una qualità ovviamente inferiore a quella percepibile direttamente sul televisore di casa.

Aggiungo che, fossi un utente Xbox One, e mi convincessi a spendere i famosi $ 1500, per usufruire della fantastica opportunità di giocare in streaming, una volta effettuata la spesa, per quale motivo dovrei continuare a comperare i giochi per xbox one e non direttamente quelli ottimizzati per Oculus?

Sostanzialmente alla domanda "Qual'è la strategia di Microsoft per la realtà virtuale su XBox One" mi sento di rispondere "Si salvi chi può".

P.S ritengo che la concorrenza non possa che fare bene, quindi l'assenza di una soluzione valida per Xbox nel campo della realtà virtuale rappresenta un danno anche per l'utenza Sony, che in ambito consolle sarà praticamente monopolista.

venerdì 15 maggio 2015

SONY DSC-HX400V: Recensione Zoom 50X

Il mondo della fotografia è affascinante, ma piuttosto complicato.
In giro vediamo le persone fotografare qualsiasi cosa (compresi se stessi). Fanno foto in continuazione, e per farle alcuni utilizzano gli smartphone, altri i tablet,  e infine ci sono quelli che pensano (e sono sempre di meno), che per fare una foto ci voglia una macchina fotografica.

Ovviamente io rientro in questa categoria. Certo, capita anche a me di utilizzare lo smartphone per fare al volo una foto da inviare ad amici e familiari, però ho sempre pensato, a torto o a ragione, che per fare le foto ci voglia una fotocamera, così come per fare i video ci voglia una videocamera.
(questa ultima affermazione ho scoperto essere non del tutto veritiera, ma questo è un altro discorso)

E qui nascono i problemi, quale macchina comprare?

Ho pensato che la cosa più importante fosse poter avere sempre dietro la macchina fotografica, così da poter scattare al volo qualche scena interessante

Quindi ho iniziato con una compatta molto piccola ed economica, ero affascinato dalle sue dimensioni ridotte e dal prezzo, (circa € 100).

E' stato un grave errore, in pratica, tranne che in giornate soleggiate e all'aperto, non si riusciva a fare una foto che non fosse sfocata/mossa. Un incubo.

Ed ecco quindi la prima lezione del mio personale corso di fotografia, la portabilità è inversamente proporzionale alla qualità ( a parità di prezzo).

Ho così iniziato ad informarmi sulle caratteristiche che deve avere una macchina fotografica per poter sperare di fare belle foto, è qui ho avuto la prima sorpresa. Il numero di megapixel.

Ad una prima occhiata, in qualsiasi centro commerciale, nel reparto relativo alle macchine fotografiche, i cartellini che indicano le caratteristiche tecniche, riportano come prima voce il numero di MegaPixel. L'idea di fondo è che maggiore è questo valore, maggiore è la qualità della fotocamere.
SBAGLIATO
In linea di massima, uno tra gli elementi più importanti per ottenere foto di buona qualità, non è il numero di megapixel, ma la dimensione del sensore.
Il sensore è l'oggetto che integra i pixel. Maggiore è la dimensione del sensore, maggiore è la quantità di luce (e quindi di informazioni) che è in grado di catturare. Per tale motivo, un sensore più grande, pur con un numero minore di pixel, produrrà immagini migliori rispetto ad un sensore più piccolo con più pixel.

Ecco perchè gli smartphone (e i tablet) non possono competere con una buona macchina fotografica. I sensori, nei moderni smartphone, per motivi di spazio, non possono che essere molto piccoli.

Ovviamente le variabili che incidono sulla qualità di una foto sono molte altre, a titolo di esempio il gruppo ottico (cioè il percorso che la luce deve compiere per arrivare al sensore), il flash, lo zoom, i controlli disponibile etc.

Internet è pieno di siti dedicati alla fotografia, e chi vorrà non avrà problemi a trovare informazioni dettagliate su tutti gli aspetti di questo affascinante universo.

Appreso quindi che le dimensioni contano, ho gettato alle ortiche (in realtà regalato al mio primogenito) la compatta economica, e ho comprato una Mirrorles Sony NEX-3N (il modello base).

Tutto è cambiato, finalmente foto degne di questo nome. Ho scoperto una serie di potenzialità incredibili. Mi si è aperto il mondo della fotografia con basse luci.

La cosa bella delle mirrorless è che, in un corpo compatto, integrano il sensore di una Reflex. Sono quindi un oggetto, non invasivo, da portarsi dietro. Con l'obiettivo di serie, un 15-55mm, le sue dimensioni superano di poco quelle di una compatta, ma permette una qualità decisamente soddisfacente.

La mirrorless acquistata è senza dubbio un ottimo viatico per passare ad un livello fotografico superiore.
Soddisfatto del mio acquisto, mi sono recato alla recita di fine anno di mia figlia, pronto a immortalare come si deve i ricordi.
Fiducioso ho preso posto e, sorpresa, sebbene le foto scattate fossero di indubbia qualità, il soggetto che mi interessava (mia figlia appunto), appariva un poco troppo piccola.

Ho così imparato la seconda lezione, l'importanza dello ZOOM. Data la distanza tra il palco e il mio posto, l'obiettivo di serie della NEX, ottimo per i primi piani, ovvero quando puoi avvicinarti molto al soggetto, non è adatto a ritrarre soggetti distanti.

Eccoci quindi pronti ad approfondire gli aspetti relativi al concetto di ZOOM.

Quando parlo di zoom, intendo quello ottico, lasciate perdere lo zoom digitale, che sebbene pubblicizzato su ogni macchina fotografica (o videocamera), si limita a stiracchiare l'immagine sgranandola.

La prima informazione che ho appreso e che mi pare opportuno condividere, è il significato della terminologia ZOOM 3X, 10X etc.

Queste informazioni, utili solo per i neofiti, in realtà non dicono molto.

Tecnicamente la dicitura 3X significa che l'immagine può essere visualizzata (e quindi fotografata) con un fattore di ingrandimento pari a 3, parimenti uno zoom 10X significa che l'immagine può avere un ingrandimento pari a 10. Sembrerebbe quindi tutto abbastanza chiaro, ma non è così.

Mi spiego con un esempio.

Una immagine di un cm quadrato, ingrandita 10 volte (zoom 10X) avrà alla fine una dimensione di 10 cm quadrati, tuttavia se ho la stessa immagine, ma di 4 cm quadrati, e applico uno zoom solo pari a 3X, avrò un'immagine di 12 cm quadrati.

Alla fine l'immagine più grande non è quindi quella a cui ho applicato uno zoom 10X, ma quella con zoom 3X.

E' per questo motivo che i neofiti parlano di zoom e gli esperti di lunghezza focale,

La lunghezza focale, a differenza dello concetto di zoom, è una misura assoluta. per avere un termine di paragone, l'occhio umano ha una lunghezza focale di 50mm, questo significa che fotografare con un obiettivo 50mm, riproduce una immagine, così come la vede il vostro occhio.

In un obettivo 15-55mm, lo zoom si determina facendo il rapporto tra la lunghezza focale massima e la minima, 55/15, pari a 3.6. Questo obiettivo quindi presenta uno zoom 3,6X.
Considerando però che l'occhio umano ha una focale pari a 50mm, significa che l' ingrandimento di 3,6 non è rispetto a quello che vedete voi, ma rispetto a quello che "vede" la macchina con il suo obiettivo.

Altro concetto che ho appreso e che è importante ricordare è che la luminosità ( e quindi la quantità di luce, che in fotografia rappresenta la quantità di informazioni) che colpisce il sensore, diminuisce con l'aumentare dello zoom.
Quindi, potendo, è sempre meglio avvicinarsi al soggetto che fare una foto utilizzando lo zoom.

Nei casi in cui tuttavia non sia possibile avvicinarsi, ci vuole un obbiettivo più potente, ho quindi acquistato il SONY SEL 55-210 mm. Anche in questo caso lo zoom è pari a 210/55= 3,8X, tuttavia con questo obiettivo l' ingradimento rispetto a quello che vede l'occhio umano è effettivamente di circa 3 volte.

Il costo del solo obiettivo è praticamente pari a quello della macchina su cui è montato.

Durante le ricerche per questo acquisto, mi sono imbattuto in macchine fotografiche che tra le specifiche, vantavano uno zoom di molto superiore al mio  a prezzi inferiori al costo del solo obiettivo?

Dov'è il trucco?

Ho dovuto rimettermi a studiare.

La lunghezza dell'obiettivo, è strettamente correlata alla dimensione del sensore, in pratica, su un grosso sensore, uno zoom con una focale pari a 1000 mm presenta le dimensioni visibili nella foto:



Non molto pratico da portarsi dietro e piuttosto costoso.

Per ridurre le dimensioni dell'obbiettivo tuttavia basta ridurre quelle del sensore.
Ovviamente, come visto in precedenza, sensore pù piccolo = minore qualità.

Quindi dovrebbe essere ormai chiaro che la nuova moda degli ZOOM sempre più spinti, che ha ormai sostituito i Megapixel come elemento di marketing, comporta un prezzo da pagare in termini di qualità.

Altra considerazione molto importante sulle focali spinte, è che una piccolissimo movimento della mano, si traduce in un incredibile spostamento della inquadratura. Per capirci, provate a inquadrare la luna con il vostro telefonino e a farle una foto centrandola se ci riuscite.

E' per questo motivo che nella foto sopra (oltre che per il peso), l'obiettivo poggia su un solido cavalletto.

Fatte quindi tutte queste considerazioni, ha senso spendere soldi per una compatta Superzoom?

Vi sorprenderà perché per me la risposta e SI.

SONY DSC-HX400V


Questa macchinetta fotografica è dotata di uno zoom 50X con una focale equivalente che arriva a 1200 mm.

L'elenco di tutte le sue specifiche tecniche è facilmente reperibile on line, mi limiterò quindi a riportarvi le informazioni essenziali, ovvero:
  •  ottica ZEISS-Vario Sonnar T
  •  sensore CMOS Exmor R da 1/2,3" /7,82mm
  •  20,4 MegaPixel
  •  Wifi
  •  NFC
  •  Formato RAW
  •  zoom 50X per una lunghezza focale da 24 a 1200 mm
In pratica vede più lontano del gigantesco 1000 mm della foto.

Ovviamente non produrrà foto della stessa qualità. Ma la vera domanda è:
Per un uso amatoriale, questo oggetto come scatta?

Considerando le caratteristiche ultraspinte dello zoom, la mia risposta è sorprendentemente bene.

Ero abbastanza scettico sulla qualità di una foto alla massima focale, ma, pur considerando le ottime condizioni di luce e un soggetto quasi fermo, trovo il risultato dello scatto, entusiasmante.


Questa prima foto è stata scattata senza nessun zoom con una lunghezza focale di 24mm.


Questa seconda foto è un semplice ingrandimento della precedente, fatta con il computer (in pratica uno zoom digitale), per permettervi di seguire la direzione in cui ho puntato l'obiettivo con lo zoom al massimo.


ed ecco la foto scattata con lo zoom 50X (lunghezza focale 1200mm)

Trovo tutto ciò sbalorditivo, la foto è stata scattata senza l'ausilio di un cavalletto, ma impugnando la macchina con le mani. Lo stabilizzatore della fotocamera fa quindi evidentemente un ottimo lavoro.

Ovviamente la qualità cala in ambienti bui e/o con soggetti in veloce movimento, ed è per questo che esistono anche i mostruosi zoom professionali. 
Ma in ogni caso, una macchina come la SONY DSC-HX400V è indubbiamente una ottima compagna di viaggio, mostrando una elevata luminosità alle corte focali e garantendo in ogni caso ottimi risultati alle lunghe focali.

Ovviamente parliamo sempre di macchine di fascia piuttosto economica, e i puristi della fotografia hanno mille validi motivi per rifiutare questo tipo di prodotto. Ma per tutti gli altri, con questa macchina non ci si può che divertire, e tutto ciò che vedono i vostri occhi, può essere ripreso, da una barca che veleggia lontano a uno scoiattolo spensierato su un ramo di un albero.

P.S. ho letto di una nuova macchina di questo tipo con uno ZOOM pari a 80X, In pratica potrete fotografare anche soggetti che non vedete ad occhio nudo.